La dolce pietà di Dio

Sto invocando - e è un chiamare a gran voce - la dolce pietà di Dio. Ma non è perchè faccia diverse le cose. Morbide le pietre. Non acuminate le spine. Il fuoco che non bruci. Il tempo che non passi... Che faccia diversa la natura umana. No, la carne sia carne e lo spirito spirito. La libertà libertà. Il destino destino. E l'uomo come Dio l'ha pensato e creato.
E come da se stesso si è rovinato e continua a sciuparsi. Come Gesù l'ha redento. E come lo Spirito Santo l'accoglie e con dolce e forte Amore lo guida nel farsi del Regno di Dio in questo mondo che è quello che è.
Non ho paura delle cose così come sono, perchè nemmeno Dio ne ha paura, né orrore e tanto meno disprezzo. Ormai è facile che tutto io veda con Amore perchè sono certo che Dio guarda con Amore e con fiducia e speranza.
Senza stanchezze e senza timore di sembrare assurdo e pazzo. Ma l'infinita pazienza tutto accoglie e in tutte le cose nasconde una instancabile attesa. E Dio forse ci ama non per quello che è in attesa da noi ma per ciò che Lui ha nascosto in noi e che sa che prima o poi verrà alla luce e splenderà per Lui di Gloria perchè sarà unicamente frutto della Sua Bontà.
Eppure mi viene da chiamare a gran voce la dolce pietà di Dio: è perchè un deserto di solitudine è questo povero mondo, E spesso sono stanco di camminare e camminare senza incontrare nessuno.
Ho cercato di aprire il cuore e ne ho fatto abisso, ma tutti, arrivati sull'orlo, hanno avuto paura a gettarcisi dentro. Ho allargato l'anima fino alla vastità di un lago senza sponde ma poi i fiumi si sono disseccati, e la mia acqua ha avuto soltanto la pioggia dal cielo.
Ho chiamato, implorato, scongiurato, e la gola - ma assai di più la speranza - si è inaridita, la voce si è fatta fioca e rauca e poi un balbettare confuso, un muovere appena le labbra, un singhiozzare sommesso e poi gli occhi soltanto hanno continuato a chiedere, a implorare.
Tu, chiunque tu sia, hai fatto altrettanto e la stessa sofferenza dell'impossibile ti ha soffocato. Ti sei preparato, hai cercato con ansia, hai chiamato, ti sei offerto... ma è stato inutile e sei caduto nella tua solitudine, come se il buio ti inghiottisse o il cancello di ferro di una prigione si chiudesse.
E chi ha creduto di avere trovato qualcuno perchè ha stretto una mano, quando poi si è accorto che la mano era pietra, dev'essere stato terribile.
Quando pensiamo di essere vicini, il più delle volte è perchè siamo accanto di cella. E quando ci sembra che un cuore batta accanto al nostro può darsi che sia come l'orologio che batte le ore finché la carica dura.
Così è questo mondo perchè questa non è la terra dove è possibile abitare insieme. Questa è capace ormai di farci soltanto feroci.
Bisogna costruirla la terra dove sia possibile vivere insieme, un cuore solo e un'anima sola. E ogni giorno dev'essere creata di nuovo con infinita onnipotenza di Amore.
Noi siamo il solito vuoto e sempre il medesimo nulla. Io l'ho accettato, ne porto il peso con fatica ma anche con gioia serena. E offro la mia solitudine, la mia povertà assoluta, la mia sconfitta totale, il mio arrendermi senza timore. Anche la tua solitudine e povertà e sconfitta e resa incondizionata e quella di tutti, consapevoli o no e dell'esistere umano.
Ecco sopra questo deserto, anzi su questo nulla è l'onnipotenza di Dio a creare l'Amore. E' creazione incessante perchè qui il miracolo è necessario che sia senza soste. E sovrabbonda e sopraffa gli uomini e il mondo.
Adesso le mani possono stringersi, i cuori cercarsi e le anime unirsi: questa nuova terra non ci divide, né ci separa e allontana perchè è un pezzo di terra del Paradiso, dove ci siamo incontrati e dove insieme stiamo vivendo.
Perchè questo pezzo di terra dove costruirsi la casa e abitare con gioia, sia a me e a te donato e a tutti gli uomini, invoco a gran voce, dal deserto della solitudine, la dolce pietà di Dio.



in La Voce dei Poveri: La VdP novembre 1963, Novembre 1963

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