Sofferenza per troppo amore

Sarebbe veramente spiacevole e doloroso se certo modo di pensare e quindi di sentire, forse giudicato irriverente, biasimo banale, poca Fede, ecc.
Credo che sia possibile un Amore profondo fino al punto di provocare sofferenza per cose spiacevoli. E deve essere possibile una Fede chiara, limpida e sicura da consentire di poter vedere le cose come stanno, senza timore. Allora non è irriverenza, né biasimo irrispettoso notare certe cose, soffrirne e desiderare intensamente che cambino, che siano più rispondenti ai tempi, specialmente poi quando questa rispondenza d'attualità comporterebbe un'adeguazione più chiara e precisa alla Verità.
Siamo dei poveri, dei semplici. Viviamo ai margini dell'importanza e camminiamo a piedi sulla via come tutti. E' duro e è fatica anche se tutto è per una scelta consapevole e incessantemente rinnovata.
Spesso rimanere nell'ombra, confusi nella folla, schiacciati dall'inutile, mangiati dal vuoto, è tanto penoso e pesante. Verrebbe la voglia di uscir fuori, salire un po' in alto costruirsi almeno un piedistalletto se non altro per respirare più liberamente. Tentazioni anche queste come tante altre e si vincono, anche queste come le altre, lasciandoci sopraffare dalla Verità e consentendo di essere portati via da altro Amore.
Però sarebbe molto bello e ci farebbe un sacco di bene, se chi può e deve aiutarci ci aiutasse veramente. Bisognerebbe che ci fosse un po' più accanto. Che ci sostenesse con tutta una precisa impostazione. Che, se non altro, non facesse vedere troppo un altro modo di pensare e di sentire e di vivere: un altro modo non solo diverso da ciò che si pensa e si sente noi, poveri e semplici uomini della strada, ma diverso da quella che, ci viene detto, è la Verità.
Pretendiamo troppo?
I poveri, gli umili e i semplici (almeno quei pochi che riescono ancora ad apprezzare ed amare la povertà, l'umiltà semplice e spoglia) qualche volta vorrebbero avere degli esempi, è proprio vero, soltanto per sentirsi incoraggiati a continuare, desidererebbero un po' di gioia e di conforto per il semplice fatto di non sentirsi troppo soli.
Non ne abbiamo il diritto?
Può darsi, però non possiamo non desiderarlo con tutto il cuore questo conforto e una briciola di questa gioia.
Può darsi che l'occasione che mi ha dato di pensare queste cose e di soffrirne in modo particolare sia una sciocchezza, ma è perchè il problema è al fondo dell'anima e basta poco a renderlo vivo.
Ho letto giorni fa una lettera «ufficiale» di un Cardinale ad un altro cardinale. Penso una lettera di un fratello a un altro fratello: e era per comunicare una notizia molto semplice. L'ufficialità ne ha fatto un qualcosa di assurdo: una retorica insopportabile, una convenzionalità estrema, una eccessività sforzata fino all'impossibile.
«Em.mo e Rev.mo Mio Oss.mo, ho l'onore di significare all'Eminenza Vostra Rev.ma»... e segue l'esposizione della notizia, una quindicina di righe e conclude: «Nel pregarLa di portare quanto sopra a conoscenza dell'Eccellentissimo Episcopato, profitto della circostanza per baciarLe umilissimamente le mani e confermarmi con profonda venerazione Umilissimo e Devotissimo Obbligatissimo di Vostra Eminenza Reverendissima (la firma). Come si fa a non averne uno stringimento di cuore e a non patire pena che i Cardinali scrivano in questo modo?
E' vero che saranno i segretari che per fare carriera cercano di essere brillanti nello stendere le minute, ma allora il problema si complica. E lasciamolo andare.
Dopo che ho letto, mi sono sentito più povero, ma anche più lontano, più ai margini, e è cresciuta la fatica di continuare a camminare a piedi scalzi, confuso tra la folla, lungo la via comune di tutti. Non è facile e non è senza dramma interiore sentire di essere felici per una scelta fatta dal più profondo del cuore e che poi ci allontana da coloro che, in fondo, amiamo più della nostra stessa vita.
Non dire che sono sciocchezze anche se tu la pensi diversamente, se anche sono problemi che tu non avverti: ti assicuro che spesso tante cose sono terribile sofferenza e la sofferenza merita sempre di essere rispettata, specialmente quando è motivata da motivi di Amore.


un povero


in La Voce dei Poveri: La VdP maggio 1962, Maggio 1962

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