(senza titolo)

Nel nostro mondo moderno chiedere la carità per i poveri, sembra quasi di fare un qualcosa fuori tempo, da Medioevo o giù di lì e è molte volte considerata come un'azione indegna, offensiva della civiltà di oggi che sembra cosi sensibile ormai ai grandi problemi di giustizia sociale.
E' certamente dovere di Amore cristiano fondamentale ricercare una convivenza umana sistemata secondo giustizia, E ogni cristiano superando egoismi e paure, deve compromettersi per sincerità di Amore fraterno e per coerenza alla propria Fede, nell'affermare i fondamentali diritti dell'esistere umano.
Ma intanto i poveri, anche se è vero che non ci dovrebbero essere, ci sono. Accanto a noi c'è gente che soffre: i poveri, ammalati, infelici, vecchi... Gente, che non ha e non trova lavoro. Che non ha nutrimento sufficiente, senza casa o con fitti impossibili... Il nostro impegno sta qui: sensibilizzare la nostra e l'altrui coscienza al problema della sofferenza del prossimo. Combattiamo il male alla radice: il chiuderci in noi stessi, barricati dietro le difese del nostro benessere, tagliando fuori gli altri. Bisogna guardare la gente che ci cammina accanto, anche se noi andiamo in automobile.
E' doveroso rendersi conto se si soffre nella casa o nell'appartamento accanto. E' giusto essere a conoscenza delle situazioni di miseria e di sofferenza della propria città.
E bisogna leggere i giornali non per provare il piacere del disgusto per i fatti della cronaca nera e la sensazione drammatica per gli incidenti stradali e per le rivoluzioni e terremoti con morti e feriti in qua e là per il mondo. Cerchiamo di sensibilizzarci alla pena che travaglia questo povero mondo per parteciparla fraternamente con cuore libero e aperto, accogliendo tutto il tremendo mistero della sofferenza umana in modo cristiano cioè nella Fede per portarlo a Dio perchè non cada nel vuoto e nella disperazione,
E vorremmo rimediare a tutte le ingiustizie - e sono cosi tante e moltiplicano in misure spaventose le sofferenze del mondo - cominciando a riparare le nostre, partendo dall'ingiustizia di non accettare e non accogliere con serenità e Amore, la sofferenza, la povertà, la miseria degli altri, nel nostro benessere e concedendo almeno le briciole che cadono dalla nostra tavola.
E cercare di detergere una lacrima dagli occhi di chi soffre. Dare un po' più da mangiare a chi non ne ha assai. Un lenzuolo per dormire più pulito. Una medicina che sollevi una malattia. Pagare la bolletta dell'acqua e della luce a chi l'hanno tagliata. Aiutare a soffrire di meno chi ha la terribile miseria di essere ormai un peso per tutti. E anche a dare un bicchiere di vino a chi non ha altra maniera di farsi coraggio per sopportare il vuoto della propria esistenza.
Esiste questa gente, anche se ci dà noia. Non possiamo ignorarla. Non è giusto dire: "ci pensi chi ci deve pensare".
Per quale motivo lei, signora, crede di non essere in dovere di pensarci?


La Redazione


in La Voce dei Poveri: La VdP maggio 1960, Maggio 1960

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